Monet
Monet non dipingeva oggetti, dipingeva l'aria intorno agli oggetti: la stessa ninfea, la stessa cattedrale, la stessa covone di fieno tornano decine di volte nella sua opera perché cambiava la luce, non il soggetto. Per chi riproduce Monet questo vuol dire lavorare per tocchi separati di colore puro accostati sulla tela, mai mescolati sulla tavolozza — è l'occhio dell'osservatore, a distanza, a fonderli in una scena coerente. Da vicino un Monet dipinto bene sembra quasi disordinato; è solo allontanandosi che torna a fuoco, ed è questo l'equilibrio che il nostro copista deve indovinare campitura dopo campitura, senza poterlo verificare da vicino mentre lavora.
Le serie più richieste (Ninfee, Covoni, la Cattedrale di Rouen) sono anche le più rivelatrici: bastano due o tre pennellate fuori posto per perdere l'atmosfera che le rende uniche.




